Fonte: "L’esercizio fisico aerobico come terapia dell’iperlipidemia" tesi del Dott. Giovanni Pasanisi

Un esercizio fisico regolarmente svolto è in grado di migliorare la totalità dei fattori di rischio cardiovascolare modificabili. Diversamente dai farmaci, che normalmente sono specifici per singolo fattore di rischio (antipertensivi, antidiabetici, ipolipemizzanti, ecc.), l’esercizio fisico ha effetti favorevoli su più fattori di rischio contemporaneamente.

Quando i livelli dei singoli fattori di rischio non sono particolarmente elevati, ricorrere alla terapia farmacologica in prima battuta appare ingiustificato, estremamente costoso e concettualmente errato, in quanto costituisce un intervento sintomatico e non causale. In questi casi risulta quindi preferibile adottare, almeno inizialmente, misure terapeutiche basate su modificazioni dello stile di vita (attività fisica, alimentazione corretta, cessazione del fumo, astensione dall’alcool, ecc.).

esercizio fisico aerobico come farmaco

Tra gli interventi non farmacologici, l’esercizio fisico risulta quello più interessante in quanto efficace nel controllare i vari fattori di rischio e capace contemporaneamente di migliorare significativamente la qualità di vita.

Come già descritto l’esercizio fisico di tipo aerobico induce modificazioni favorevoli del metabolismo lipidico che possiamo così riassumere:

  • riduzione significativa dei Tg e delle principali lipoproteine che li veicolano;
  • aumento significativo delle HDL, prevalentemente a carico della sottofrazione HDL2;
  • lieve riduzione delle lipoproteine a bassa densità LDL (più marcata quando all’esercizio si associa un calo ponderale), ma soprattutto variazione della loro composizione: riduzione delle particelle aterogene più piccole e dense e resistenza all’ossidazione [20].

Nonostante la progressiva riduzione della mortalità cardiovascolare nei paesi industrializzati, le malattie conseguenti all’arteriosclerosi e alla trombosi (cardiopatia ischemica, ictus ischemico e arteriopatia periferica) rimangono ancora molto frequenti e sono fra le maggiori cause di morte prematura e invalidità permanente nella popolazione europea.

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L’arteriosclerosi è una malattia vascolare cronica e progressiva caratterizzata da infiammazione dell’intima (strato più interno delle arterie), dovuta fondamentalmente, ma non solo all’accumulo e alla ossidazione delle lipoproteine della parete arteriosa che produce la formazione della placca arterie sclerotica.

Tra i determinanti dall’arteriosclerosi ormai riconosciuti al di là di ogni dubbio ci sono i fattori lipidici.

Il trattamento delle dislipidemie deve essere quindi considerato parte importante degli interventi di prevenzione cardiovascolare, ce dovrebbero essere indirizzari ai soggetti con rischio più elevato, la cui identificazione rappresenta il punto di partenza per l’attivazione di azioni finalizzate alla riduzione dei pastori di rischio lipidici, col cambiamento dello stile di vita ed eventualmente all’inizio di un intervento farmacologico.

Il sistema SCORE per la prevenzione cardiovascolare nella pratica clinica

Le più recenti linee guida europee [21] sula prevenzione cardiovascolare nella pratica clinica raccomandano l’utilizzo del sistema SCORE (Systematic Coronary Risk Evaution), perché rappresentativo della popolazione europea.

Le carte di rischi di questo sistema permettono di stimare il rischio di evento cardiovascolare fatale a 10 anni. In Europa, sono state elaborate delle carte per regioni ad alto e basso rischio, l’Italia è compresa tra le regioni a basso rischio. Questo sistema di valutazione tiene conto di fattori di rischio quali colesterolo totale, pressione sistolica, fumo, sesso, età.

Sulla base del punteggio SCORE ottenuto e/o delle caratteristiche cliniche dei soggetti, le recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) [21] per la gestione delle dislipidemie, hanno proposto la classificazione in 4 livelli di rischio: molto alto, alto, moderato, basso. Come è ben evidente dalla figura proposta, a diversi livelli di rischio corrispondono diversi target terapeutici: in breve più è alto è il alto il rischio, più deve essere ridotto il Col LDL.

Le linee guida pongono l’intervento sullo stile di vita, inclusa la prescrizione di attività fisica, come l’intervento di prima linea in tutti i casi in cui non sia raggiunto il targate lipidico ottimale. Sicuramente efficaci sono le attività fisiche ad intensità moderata, durata >30 min, svolte anche non continuativamente, per 3-5 volte la settimana.

Nel prescrivere un programma individualizzato bisogna tener conto del difetto metabolico prevalente: lavoro sicuramente aerobico di intensità moderata (50-70% del VO2 di picco), con una spesa calorica > 300 kcal (per un consumo calorico settimanale ≥ 2000 kcal) per ottenere modificazioni dell’assetto lipidico. L’esercizio di tipo anaerobico, invece, non sembra in grado di determinare modificazioni significative dell’assetto lipidico [20].

 

giovanni pasanisi cardiologo

Articolo scritto dal Dott. Giovanni Pasanisi. Dirigente medico di Cardiologia presso l'AUSL di Ferrara. Alta specializzazione in cardiologia riabilitativa e responsabile del progetto provinciale dell'AUSL di Ferrara di riabilitazione post-cardiochirurgica. Incarico di insegnamento a Scienze Motorie in patologie cardiovascolari sensibili all’attività motoria.

 
 

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Bibliografia:

  1. 20- Bonetti A. Attività fisica, metabolismo lipidico e rischio cardiovascolare. Sports Cardiology 2001; 2: 159-68.
  2. 21- 2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidaemias. AAVV. European Heart Journal 2016;37:2999-3058.

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